Stai sfogliando l'archivio mensile di gennaio 2008.

Il vecchio che avanza (di Barbara Spinelli)
Un omaggio a Prodi e la fotografia sconsolata di un tempo che si preannuncia oscuro. Da La Stampa, 27 gennaio 2008
Basterebbe fare una semplice operazione aritmetica – due più due uguale quattro, ad esempio – per fugare parecchi equivoci sulla caduta di Prodi e vedere l’Italia così come s’accampa davanti a chi sa vedere: nello stesso momento in cui il governo di centro sinistra è sfiduciato in una delle due Camere, l’opposizione che si prepara a tornare al potere fa quadrato attorno a personaggi del ceto politico o dell’amministrazione condannati dalla giustizia: attorno al governatore della Sicilia Cuffaro, condannato a 5 anni per favoreggiamento a mafiosi e interdetto in perpetuo dai pubblici uffici; attorno a Contrada, condannato definitivamente a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa; attorno a chiunque chieda che il politico o l’alto funzionario dello Stato non sia, come ogni cittadino, imputabile quando infrange la legge. Cuffaro ieri si è dimesso ma Casini insiste ad accusare gli «sciacalli» che avrebbero screditato un’onesta persona.
Questa è l’evidenza matematica che abbiamo di fronte: nell’Italia che sta richiamando Berlusconi ai comandi non ci si fida di Prodi ma ci si fida di Cuffaro, di Contrada, di Dell’Utri, (…)

Con questa insegna trovata su Facebook, che niente dice della Germania, ma molto dell’Italia ecco che inizio un breve aggiornamento sulla mia situazione. Sembra si sia trovato finalmente il posto dove fare la festa e magno cum gaudio è un posto molto carino (anche se adesso subentrano tutta una serie di paranoie del tipo, ma che impianto sonoro avremo, ma dobbiamo portare le luci ma la sala basterà etc. etc.). La voce della festa sta girando tra amici e colleghi e amici di amici e amici di colleghi. Nonché a sconosciuti, grazie ai flyer di mia produzione che – stampati e fotocopiati in un super cheap bianco e nero – si stanno diffondendo nella piccola città di Friburgo. 
La notte si va a letto sempre tardi, tanto che la mia nuova (e temporanea) abitazione è stata soprannominata La Casa Dell’Insonnia. E si va a letto tardi non perchissàqualemotivo, ma solo perché letteralmente non si riesce ad andare a dormire prima. Venerdì scorso c’erano gli Enon in concerto in un posto stranissimo che si chiama Mensa Bar,
praticamente il bar della mensa universitaria che però organizza anche concerti e serate a tema. Li ho persi. Ho appena scoperto che il 15 marzo, sempre al Mensa Bar, suoneranno niente popò di meno che i Giardini di Mirò. Ma chi l’avrebbe mai detto! In generale, comunque, ci sono molti più concerti interessanti nella vicina Svizzera (tra Zurigo e Basilea) e nella vicina Francia (Strasburgo e Mouhlosue). I tedeschi hanno gusti particolari in quanto a musica. Molto particolari. Ad esempio ho scoperto che per loro l’accezione “rock” ha tutto un significato diverso che da noi. Mi è capitato di sentirmi dire “Hey, fai attenzione, quello è un posto rock” , detto in un modo che implicava timore, o soggezione. Non so se ho veramente voglia di capire che cosa è rock per i tedeschi.
Sabato sono stata a Basilea, per la prima volta, e – a parte il freddo assolutamente fastidioso – è stato interessante. Pur avendo meno abitanti di Friburgo sembra una città più grande e cosmopolita. Gente in skateboard, in rollerblade, meno biciclette, pazzi, gente vestita strana, molti bar belli (ho fatto alcune foto, le metterò qui su prima o poi). E al Kunstmuseum Basel c’era la mostra di Andreas Gursky (fino al 24 Febbraio). Eccezionale.
Ultima nota, un mistero e un avvertimento insieme. Sappiate che fuori dall’Italia nessuno, dico nessuno, fa la cioccolata calda come da noi. Qui e in Svizzera se chiedi la cioccolata ti portano una specie di latte&nesquik, e fa abbastanza schifo. Da dove arrivi la nostra fantastica cioccolata densa, è un mistero.
Un grazie a Giacomo da cui ho preso ispirazione grazie al suo blasfemissimo video (e solo adesso mi rendo conto di aver usato la stessa musica)
Musica: Henry Purcell, The Queen’s Funeral March for Four Trumpets

Che pensavate, che solo in Italia ci stava la munnezza? Oggi andando in cerca della sala da affittare in una zona periferica di Friburgo, mi sono trovata davanti lo spettacolo della munnezza tedesca per strada. Come resistere a qualche scatto!


E sempre sulla stessa strada un cartello del tipico e consueto Mercatino delle Pulci (Flohmarkt) che solitamente ti fa pensare “che bello, andiamo a dare un’occhio” mentre a me in questo momento mi fa solo venire il prurito alle braccia…

E per finire, visto che non si può pensare e scrivere sempre del e sul basso, ecco un’immagine che allieterà i trepidanti spiriti. Qui a Friburgo, Germania, a due passi dalla Svizzera verde, a due passi dalle Alpi innevate, ecco qui c’è gente che ha già l’allergia dai pollini (discorso sentito in un negozio tra un uomo e una donna). E al mercato vendono già le primule.
Ehi, siamo a GENNAIO.

Lying in the secluded wine-rich south western corner of Germany, Freiburg is a very laid back, beautiful university city. Known throughout Germany for its university, good weather (snow in Winter and seemingly endless sunny days in Summer), vineyards and soccer club, Freiburg is a desired town among Germans to live in. Due to its secluded location in the “Dreiländereck” (Three countries corner) and fairly removed from any other larger German cities, the mentality in Freiburg has often more in common with Alsace in France and Switzerland. Locals often go shopping to France and Switzerland for their respective native products and go to museums and theaters in Basel or Zurich. Everything above Frankfurt is “North Germany” and very far away. Hence, there is a strong local patriotism, which shows in the anthem of Baden (the former independent state) being sung more often than the national anthem and there being a semi-serious despising of the neighbours to the east, the Swabians. Freiburg also sees itself as the California of Germany. (grassetto mio).
Il resto delle informazioni su Freiburg sono su Wikitravel (che neanche sapevo esistesse).
In Germania all’1.30 di mattina alla radio dicono “buon giorno” e non “buona notte/serata”. Tutto ciò deve avere un significato che non riesco a cogliere.
Il prossimo passo è la festa che stiamo cercando di organizzare per il week end di Carnevale, per salutare alcune stagiste che presto se ne andranno. L’impresa appare ardua, ma non impossibile. Ci sono diverse sale che si possono affittare – tipo sale di studentati o cose del genere – . Il posto migliore e più carino sarebbe una sala nel seminterrato del bellissimo Café Atlantik (nella foto). La quota DJ è già a 3: un collega canadese – che tende a mettere camicioni quadrettati come se fossimo in pieni anni ’90 e la cui selezione musicale si intona ai camicioni -, me – che non metto musica da secoli, non ho collegamenti a luoghi di condivisione astrale e quindi non sono assolutamente aggiornata (oltre ad avere il simpatico problema che Windows Vista non legge il mio vecchio disco esterno contenente circa 50 GB di musica) e un ragazzo tedesco che ogni tanto fa il DJ a feste di amici, locali, etc e che a giudicare dalle 4 (quattro) colonnine porta CD uguali a quelle di due miei amici bolognesi (from IKEA, of course) e di 2 (due) librerie completamente piene di CD, potrebbe rivelarsi una splendida sorpresa. Sabato sera eravamo da lui a cena e ha tirato fuori chicche del calibro di Albano & Romina con Felicità (scontata), “I like Chopin” di (dei?) Gazebo (vedi sotto) e “Catch the Fox” di Stefano Zandri, in arte Dan Harrow. Che, a guisa e misura di tutto il nostro splendore italico, scelse questo nome per l’assonanza con la parola “denaro”.
Devo assolutamente trovare altre chicche musicali per non sfigurare, altrimenti finirà con il successo del dj tedesco grazie alla divertente italo disco e io fallirò mettendo gli Einzurstende Neubauten. E il canadese, dimenticavo, suonerà Smells Like Teen Spirit verso le 4 di mattina a pista ormai vuote.
I like Chopin (Gazebo, 1983)
Fuori dall’Italia, in Francia o Germania, Spagna o Inghilterra, esiste certo una nuova consapevolezza dell’importanza delle religioni (le parole e le esperienze personali di Sarkozy e Blair lo testimoniano), ma i mutamenti avvengono in contesti radicalmente diversi: in nessuno di questi Paesi la Chiesa ha il peso, il tempo di parola che ha in Italia. Venerdì, su questo giornale, Giacomo Galeazzi ha spiegato bene lo spazio abnorme che le viene dato: da quando è Papa, Benedetto XVI ha avuto un tempo d’antenna superiore a quello del premier e del Capo dello Stato, e appena inferiore a quello di tutti i ministri messi insieme. Non solo: la Chiesa cattolica ha il 99,8% dello spazio dell’informazione religiosa, lasciando briciole a altre fedi. Il vittimismo è storia senza sostanza. La Chiesa italiana non è imbavagliata ma piuttosto sovraesposta. L’idea che esistano comportamenti etici su cui lo Stato non può autonomamente legiferare perché appartenenti alla legge naturale, dunque iscritti dalla mano creatrice di Dio nella stessa natura umana, dunque interpretabili e tutelabili solo dalla Chiesa, è idea diffusa. Chi contesta il diritto della Chiesa a imporre i suoi veti su famiglia, unioni di fatto, aborto, testamento biologico, ricerca biologica, è una minoranza.
È questa situazione che ha finito col generare rabbia gridata, e stupida perché perdente. Ma rabbia che comunque non nasce dal nulla. Ogni evento ha una storia, un tempo lungo in cui è iscritto ed è maturato: ha cause che dispiegano effetti, non è istante che fluttua nell’etere come piuma ed è infilabile in ogni tipo di racconto.
da “L’adunata di Roma”, di Barbara Spinelli.
“L’imprudenza politica della Chiesa” è il sottotitolo di questa lucida analisi della principessa del giornalismo italiano. Da la Stampa, 20 gennaio 2008
In questi giorni sto seriamente pensando di cercare una bella chiesa nel fitto della foresta nera per andare a farmi un esorcismo, che magari contestualemnte tolga pure il malocchio. In questi giorni, se pure lontana dall’Italia, mi ero appassionata alla vicenda del Papa alla Sapienza. Oggi ho trovato questa chicca che non si può tacere oltre. Buon Ascolto.

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