
Leggo sul Internation Herald Tribune che in Irlanda le buste della spesa di plastica sono praticamente scomparse . Nel senso che non vengono più utilizzate. Come hanno fatto gli irlandesi a compiere questo miracolo? Una semplice legge che impone il 22% di tasse sui sacchetti di plastica – facendoli costare 22 centesimi di Euro – e il gioco è fatto. Gli irlandesi non li utilizzano più.
La domanda è: come mai in Italia non funziona? Non ho sottomano la borsa valori dei sacchetti di plastica, ma mi sembra di ricordare che anche da noi i prezzi non siano proprio bassi. Eppure, ciò non sembra demoralizzarci. Alcuni punti dell’eserienza irlandese sono interessanti:
- In Irlanda non ci sono produttori di sacchetti di plastica, i quali venivano quasi interamente importati dalla Cina. Nessun contraccolpo, quindi, per l’economia interna irlandese;
- Il Ministro dell’Ambiente ha avuto la mano ferma, dichiarando illegale anche l’iniziativa di alcuni commercianti di pagare il prezzo dei sacchetti al posto dei propri clienti, di modo da continuare a distribuirli gratuitamente;
- Passare dai sacchetti di plastica a quelli di carta non è più “environmental friendly”. Il governo irlandese ha deciso che se i commercianti avessero adottato questa tecnica, avrebbero tassato anche i sacchetti di carta. Questi ultimi infatti, seppur migliori in termini di rifiuti solidi, comportano una maggiore emissione di CO2 per la loro produzione.
In Italia, che novità, siamo indietro. Ma lo siamo – oserei dire – anche a livello di percezione sociale. Forse mi sbaglio, ma ho come l’impressione che da noi andare al supermercato coi sacchetti portati da casa o utilizzare i carrellini sia assolutamente non-cool (leggi: da poveracci) o da vecchi.
Poi, vabbè, non abbiamo nemmeno un Governo. Ma questa è un’altra storia.

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