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Il rumore dei passi; la finestra del bagno aperta; una seggiola che cade sul pavimento: tutto era un pretesto per accendere l’ennesimo litigio tra Raffaella e la coppia del piano terreno.

Ok, lo so che non c’è paragone possibile. Ma leggendo la cronaca del processo agli assassini di Erba non riesco ad evitare di pensare - con brividi a doppia mandata - a “Gino” - nome fittizio - il vicino della casa friburghese (casa #4, adesso sono nella #5) il quale era solito fare rumori stranissimi ad orari impensabili e soprattutto rompeva le balle per qualsiasi cosa. Tipo che lavorava la notte come guardiano e al ritorno intorno alle 7 del mattino la prima cosa che faceva era aprire la botola che portava al sottotetto e andare a trafficarci sopra per dieci minuti. Tipo che se avevamo un paio di amici - :) - a cena lui veniva a bussare per lamentarsi che sbattevamo troppo forte le porte. Profilo dell’uomo: sui 37 anni, single, di professione guardiano notturno. Ma dico io…avevo appena finito di non dormire per colpa di insettolandia che mi dovevo beccare lo psicopatico. So, what’s next?

Avrete visto la notizia nei primi titoli a caratteri cubitali. Poi ovviamente, visto che stiamo parlando di giornalisti italiani, la notizia è sparita e siamo rimasti con l’idea che “boh, forse c’era una bomba su una piattaforma inglese nel Mare del Nord, in fondo, chissenefrega“. Vabbè. Dalla mia fonte autorevole scopro che l’allarme bomba era falso. Sembra che Dana Rosu, 23 anni, impiegata come ristoratrice sulla piattaforma, abbia sognato della bomba e qualcuno l’abbia sentita mentre raccontava il sogno a qualcuno. E da questo indizio a prova di bomba, è partita l’evacuazione massiva della piattaforma durata 6 ore e costata 1 milione di sterline. Una volta capita la bufala, Dana è stata fermata e portata a terra. Ma, ora io mi dico, ’sta povera ragazza non poteva trovare una scusa meno complicata per dire che voleva tornare a terra dal moroso?

(PS non so perché ma dopo questa cosa delle piattaforme e vista la foto della ragazza - non posso fare a meno di pensare al film di Lars von Trier)

C’era un tempo in cui non passavo tutte le mie notti a bucarmi gli occhi davanti al computer. È tutta colpa della wireless - un miracolo che osservo con devozione come se fosse cosa divina - e di Dexter. Non avrei mai immaginato che mi sarei appassionata alla storia di un serial killer. Ogni tanto - infatti - le immagini di tutto quel sangue e quegli attrezzi e le urla sono un po’ disturbanti. Soprattutto alle 2 di notte quando poi ti devi svegliare presto. Eppure, sono incollata.

Anche se. Ho finito la prima serie. E niente, non c’è niente da fare. La seconda serie - per ora - è BRUTTA. Ho letto su wikipedia che la seconda serie non segue più il romanzo da cui è stata tratta la prima (Darkly Dreaming Dexter di Jeff Lindsay ) e probabilmente è questo il motivo. Improvvisamente tutta l’atmosfera da brivido, il senso di spaesamento, l’incantamento vengono soppiantati da risatine a denti stretti per qualche battutina all’americana, un senso di spaesamento (degli sceneggiatori) e l’incartamento della storia.

È che in TV - come nella vita - proprio non si riesce ad accettare che le cose belle abbiano una fine.