C’era un tempo in cui non passavo tutte le mie notti a bucarmi gli occhi davanti al computer. È tutta colpa della wireless - un miracolo che osservo con devozione come se fosse cosa divina – e di Dexter. Non avrei mai immaginato che mi sarei appassionata alla storia di un serial killer. Ogni tanto – infatti – le immagini di tutto quel sangue e quegli attrezzi e le urla sono un po’ disturbanti. Soprattutto alle 2 di notte quando poi ti devi svegliare presto. Eppure, sono incollata.
Anche se. Ho finito la prima serie. E niente, non c’è niente da fare. La seconda serie – per ora – è BRUTTA. Ho letto su wikipedia che la seconda serie non segue più il romanzo da cui è stata tratta la prima (Darkly Dreaming Dexter di Jeff Lindsay ) e probabilmente è questo il motivo. Improvvisamente tutta l’atmosfera da brivido, il senso di spaesamento, l’incantamento vengono soppiantati da risatine a denti stretti per qualche battutina all’americana, un senso di spaesamento (degli sceneggiatori) e l’incartamento della storia.
È che in TV – come nella vita – proprio non si riesce ad accettare che le cose belle abbiano una fine.

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