Ho letto solo adesso l’ultimo numero di Giap – la newsletter di Wu Ming. Interessante l’editoriale: “Liberarsi della mentalità del ghetto“. Ho scritto a Giap alcune mie annotazioni che magari possono interessare anche qui.
Ciao a tutti,
ho molto apprezzato la vostra analisi del “ghetto” con riferimento alla situazione italiana. Mi trovo sostanzialmente d’accordo, e vorrei condividere con voi solo alcune note/pensieri:- La situazione dei “brain drain” non può essere circoscritta alla sola università. Conosco persone che se ne sono andate dall’Italia – persone brillanti e validissime – per lavorare, per sposarsi con qualcuno (perché all’estero anche quello viene meglio), per avere delle opportunità. Quindi non solo in ambito universitario. Io stessa – chissà se brillante e validissima – mi trovo all’estero, e non lavoro nell’università. Devo tornare in Italia, ma probabilmente cercherò di andarmene di nuovo. L’Italia sembra morta.
- Sul paragone finale tra l’Italia e i due “coniugi” di Erba…non so se è una coincidenza, o magari è stato uno spunto, ad ogni modo proprio stamattina ho letto un’intervista a Vittorino Andreoli su Oggi (settimana del 13 Febbraio 08). Certo “Oggi” non è un’ottima referenza, ma me l’hanno portato in regalo dall’Italia e a certi guilty pleasures è quasi impossibile resistere. Ad ogni modo, Andreoli dice: “Siamo in presenza di persone con povertà di pensiero, e anche affettiva, perché l’affetto è solo tra loro, gli altri non esistono. Poi c’è una forma di anestesia morale. Per coppie così non esiste ciò che è bene e ciò che è male. È male quel che ostacola la simbiosi, è bene ciò che la facilita“. E ancora “Qui a scatenare l’odio è il rifiuto ossessivo verso un modo di vivere, quello dei vicini, che è altro da sé, diverso, minaccioso per il personale equilibrio. I conigui di Erba si sono sentiti come invasi da chi voleva espropriarli dalle loro cose, loro che avevano fatto il mututo, fatto sacrifici, e avevano soltanto quello, il nido, la casa. Era la loro identità sociale“.
- Sull’assuefazione al ghetto, e alla stagnazione, l’altro paragone che sento spesso fare rispetto all’Italia è quello dell’esperimento della rana (o “boiling frog” per dirla – giustamente – all’inglese < en.wikipedia.org/wiki/Boiling_frog >
The boiling frog story states that a frog can be boiled alive if the water is heated slowly enough — it is said that if a frog is placed in boiling water, it will jump out, but if it is placed in cold water that is slowly heated, it will never jump out.- Infine, sulla conoscenza e la pratica delle lingue straniere, c’è una sorta di “campagna” che Vittorio Zucconi sta protando avanti con i lettori che seguono la sua rubrica (Lettere al Direttore) su Repubblica.it contro il doppiaggio dei film in Italia e a favore dei film in lingua originale con i sottotitoli. Incredibile vedere quanti lettori – rane che sguazzano nell’acqua che si sta riscaldando – reclamano la sensatezza del doppiaggio, con splendide quanto incredibili motivazioni. Penso che battersi per questa novità in Italia sarebbe un buon inizio e una buona pratica di “resistenza” alla ghettizzazione culturale.
Grazie

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