Stai sfogliando l'archivio mensile di maggio 2008.

Ok, lo confesso, faccio outing. Spero così di esorcizzare la questione e liberarmi dalla dipendenza. Quasi ogni giorno, con indefessa costanza (e colpevole vergogna) io visito il sito http://www.dailymail.co.uk. E’ un ricettacolo di notizie e gossip anglo/americane, ma con corpose digressioni continentali se ne vale la pena (come nel caso del padre-padrone-violentatore austriaco o dell’omicidio di Meredith in Italia). Io vado lì solo per leggere i gossip e vedere foto rubate dai paparazzi. Alle volte ci vanno giu pesanti, e davvero ci rimango male. Ma perché non riesco a smettere?  C’è il tormentone Amy Winehouse (da quello che vedo non la lasciano in pace MAI, nemmeno quando esce a buttare la spazzatura) e la povera Britney Spears (che non so come non si sia ancora suicidata per scappare da questa attenzione spasmodica e morbosa che la circonda – a questo proposito imperdibile una recente puntata di South Park), i pancioni di tutte le attrici, la Posh Spice anoressica, le figlie di Geldof che vanno ai Party e si ubriacano, insomma il trash. Si può definire un “guilty pleasure”? Siamo tutti voyeur? Un po’ come nella sala d’attesa del medico o del parrucchiere: chi non resiste a dare una sbriciatina a Novella 2000 o Chi? Voglio smettere*.

*E non mi consola constatare che la metà delle “notizie” del Dailymail finiscano paro paro (fotografie incluse) su Repubblica e il Corriere online.

Ronde a tappeto
Guido Viale
«Da qui ve ne dovete andare!», l’urlo delle ronde è risuonato ancora sabato scorso, a Milano. All’urlo si è accompagnata l’aggressione ai danni di un ragazzo e di Piero Rattazzo, titolare di un bar di porta Ticinese: un bar «storico», legato alle vicende del ’68 e alla storia successiva di accoglienza e ospitalità del quartiere, tanto da essere insignito del premio Ambrogino. Lunedì 19 riportano la notizia nelle pagine milanesi sia «Repubblica» che il «Corriere della sera». «Repubblica» la riferisce in forma dubitativa, potrebbe trattarsi di un episodio di «ordinaria sbornia», si legge. Il «Corriere», per avvalorare questa versione, ha addirittura alterato la versione dei fatti fornita dallo stesso Rattazzo. Ma non di rissa tra ubriachi si è trattato, piuttosto di un’aggressione che una «ronda spontanea» di una decina di ventenni, mai visti prima nei bar della via – notorio ritrovo di giovani non inquadrati, e anche di spaccio – ha compiuto nei confronti di un ragazzo che stava orinando contro un muro (un gesto certamente poco encomiabile, ma che andrebbe scoraggiato con ben altri metodi). Dopo aver cercato di massacrarlo per strada, la ronda ha poi inseguito il ragazzo all’interno del bar, ha spaccato bottiglie e bicchieri per usarle come armi e completato l’aggressione colpendo anche Rattazzo e un cliente del bar. L’episodio è analogo a quello che a Verona ha portato alla morte di Nicola Tommasoli. Nemmeno là c’era l’intento di uccidere, ma «solo» di dare una lezione, come al bar Rattazzo. Qui il bollettino registra «solo» sfigurati (35 punti sulla guancia, più altre ferite e il viso tumefatto), questo sì, un caso fortuito. La notizia è di poco anteriore alle immagini compiacenti del Tg1 di lunedì sera che inquadrano a Roma un’altra ronda che tira per i capelli, maltratta e aggredisce tra gli sghignazzi un travestito. Per spingerlo poi in un’auto della polizia, che ha assistito inerte, mentre si sentono le sue grida: «non sono un animale!». Orrori della cronaca di questi tempi, errori di chi questa cronaca dovrebbe raccontarla.

Il modo in cui vengono riportate le questioni scientifiche in Italia la dice lunga sul nostro di (non) procedere nella catena dell’evoluzione umana verso sorti migliori e progressive. Oggi mi sono imbattuta in questo splendido esemplare di articolo scientifico su Repubblica, a firma di Elena Dusi, dal titolo: “”Resuscita” la tigre della Tasmania. Ma adesso è nel corpo di un topo”.

Già dall’attacco capisci che si tratterà di un articolo serio quanto i servizi del TG2 sulla moda mare estate con annessa musichetta del cazzo in sottofondo: “All’idea che fosse estinta nessuno si era rassegnato. Ma nemmeno si poteva immaginare che la Tigre della Tasmania sarebbe tornata a vivere nel corpo di un topo“. Più avanti la giornalista si sbizzarisce: “Anche se è presto per sentire il suo ruggito…” (ruggito? quale ruggito? trattasi di marsupiale – tipo canguro – e non di un felino. Il nome “tigre” è stato dato per colpa del mantello, e basta. Inoltre è difficile supporre che verso faccia un animale estinto…) e prosegue “Per resuscitarlo hanno preso in prestito il corpo di alcuni topi di laboratorio e con un intervento di ingegneria genetica i ricercatori delle università del Texas e di Melbourne hanno creato una chimera. Baffi di topo e scheletro di tigre.“. Baffi di topo e scheletro di tigre? Ma che diavolo…? Oltre a sembrare fantasscienze è pure inesatto, visto che lei stessa, due righe sotto afferma: “è il primo caso di una specie estinta che torna a vivere, sia pure in piccola parte e senza modificare la morfologia del roditore-chimera“. Quindi nessuno scheletro di tigre. Semmai, come spiegato altrove, una proteina della tigre della tasmania (la proteina col2a1) sembra conservare la medesima funzionalità nel topo transgenico. Ancora più avanti si legge: “Il 9 settembre 1936 in una gabbia del museo di Hobart moriva Benjamin l’ultimo esemplare (una femmina)“. Due inesattezze in una riga: la data non è il 9 ma il 7 di settembre e la determinazione dle sesso dell’animale è del tutto incerta (per entrambe le affermazioni si può leggere questo approfondimento). E poi si arriva al grand finale, in cui la giornalista dispiega tutte le sue capacità narrative:

Ma l’ultima tigre libera era stata abbattuta da un colpo di fucile già nel 1930. Lì per lì non la rimpiansero in molti e i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore. Gli allarmi lanciati ogni anno sono una decina nonostante l’estinzione dichiarata nel 1986. E tre anni fa la rivista australiana Bulletin promise un milione di dollari a chi fosse riuscito a fotografare un esemplare vivo. Senza pensare che sarebbe stato più facile clonarne uno morto.

Ecco a voi un compendio di inesattezze e notiziuole romanzate ad uso e consumo di una platea di stolti. Non è vero che “non la rimpiansero in molti” visto che già dal 1901 c’era un movimento per la protezione delle specie – soprattutto perché non si iniziavano più a trovare esemplari da spedire in Occidente per le collezioni private – che per difficoltà politiche solo nel 1936 divento ufficiale, con l’introduzione della protezione delle specie da parte del Governo della Tasmania, il 10 luglio 1936, 59 giorni prima che l’ultimo esemplare certificato di Thylacine (questo il nome ufficiale) morisse in cattività. Non è vero che “i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore” : gli “avvistamenti” sono di zoologi, turisti, e altri che sperano di trovare ancora un esemplare vivente. Inoltre, anche la storia sulle tigri della tasmania “assalitrici” di bestiame non è accreditata: su wikipedia si legge che “Throughout the 20th century, the Thylacine was often characterised as primarily a blood drinker, but little reference is now made to this trait; its popularity seems to have originated from a single second-hand account. European settlers believed the Thylacine to have preyed upon farmers’ sheep and poultry.”.

La BBC offre, ovviamente – che te lo dico a fà? – un resoconto più serio della cosa, evidenziando anche i rilevanti dettagli scientifici della notizia, che da noi invece vengono come al solito offuscati dagli aspetti più “goliardici” e “divertenti”, un po’ alla “ma guarda te come sono buffi questi animali e questi pazzi scienziati”. Più che un articolo di Repubblica, sembra una rubrica su Topolino. Arridatece Piero Angela.

L’immagine del Thylacinus cynocephalus è tratta da Wikipedia.

Visto che la primavera stenta ad arrivare…

Afterhours – Shadowplay (Joy Division cover)
Anno: 1990.

Non ho molto tempo e in questo periodo l’umore altalenante non consente le consuete due parole veloci veloci. Ma non potevo non rilevare il fatto che Nicola Conte (prima foto) e Gianni Alemanno (seconda foto) si assomoigliano in modo incredibile. Ieri concerto di Nicola Conte al Blue Note, carino, ma niente di speciale, mi piaceva di più Jet Sound e il live che ho in mp3, chissà come mai. Presentava la serata Nick the Nightfly di Radio Monte Carlo, e lì la domanda arriva subitanea: ma l’accuento amuericano nuon ti passa nueanche doupo truenta enni che vivi in itali?

Lo voglio su Guitar Hero (di Andrea, ovviamente).

Anno: 1975. Info qui.

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