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Essere italiano è come avere un fratello idiota: gli vuoi bene ma ogni volta che gli fai un sorriso lui ti sputa in faccia.

(merigge, da un commento di un utente ad un articolo sul blog di Stella e Rizzo: “Io, americano, pugliese, pubblicitario…e indignato“)

Non sono razzisti, dicono. Neanche noi. Io non credo nella pena di morte, e neanche la legge del taglione mi fa gridare di gioia. Epperò io per quei due che hanno ammazzato di botte un ragazzo nero perché aveva rubato dei biscotti (sembra al grido di “sporchi negri vi ammazziamo”) proporrei una serie di esperienze gratificanti:

1. Grazie ad un’operazione Micheal Jackson al contrario, tingergli la pelle di nero. Appena terminata la dolorosa operazione, dargli un mano un bel cesto di accendini e braccaletti e lasciarli in piazza del duomo, un mese, in gennaio, con un unico cambio di vestiti. Compito: vendere la merce. Paga: a giornata (10 euro al giorno). Penalità: se non vendi niente, niente paga. Se vendi per meno di 20 euro, metà della paga. Nessun vitto, se lo dovranno comprare con la loro paga. Inoltre, dovranno riuscire a mettere da parte il 30% delle loro revenue a fine settimana da mandare ai genitori del ragazzo ucciso. Se falliscono, ripetono il mese successivo. Così, fino a completamento dell’esercizio.

2. Grazie ad un’operazione Luxuria, farli travestire e apparire in tutto e per tutto donne. Dopodiché spedirli in un paese oscurantista che ha una pessima opinione delle donne, farli andare in giro per vedere che cosa succede. Compito: sopravvivere. Paga: nessuna. Penalità: se indossano il burqa, devono sposare in decime nozze un locale. Vitto: da trovare in loco. Soldi: 50 euro di partenza.

3. Grazie ad un’operazione Caritas al contrario, privarli del cibo per qualche settimana. Dopodiché portarli in una via piena di pasticcerie. Compito: riuscire a sopravvivere. Penalità: vietato usare soldi. Vitto: nessuno. Alloggio: vicino alla panchina, in piazza, durante la settimana dell’esperimento. Punizione: se mentre qualcuno li sta ammazzando di botte essi invocano pietà – concedergliela.


Ora, io lo so, o lo immagino, che l’esperimento del CERN è un’evento epocale, e che quindi merita rispetto e attenzione. Ma noi in Italia, come al solito, la buttiamo subito in vacca ed ESAGERIAMO. Vai su Repubblica, Corriere, la Stampa e vedi titoli cubitali, espressioni deliranti (“alla caccia della particella di Dio”, “il giorno del Big Bang”, “fine del mondo”, “così avverrà l’Apocalisse”, e così via) e tutti non fanno che parlare di questo. Alle volte ho l’impressione che il nostro Paese non sia altro che un grosso paese. Date un occhio alle prime pagine dei diversi giornali, italiani e stranieri, e fatevene un opinione voi stessi. All’estero è una tra le notizie, data con rigore giornalistico, in quarta o quinta posizione. Sobri, pacati, intelligenti. Da noi, la fiera della cazzata. E poi ci chiediamo perché Berlusconi è al governo da 6500 anni.

Ho letto poco fa su Repubblica del povero sfigato che nel 1979 aveva inventato il prototipo di un lettore ipod, ma per mancanza di soldi non ha potuto brevettare l’idea…

A me è successo un fantastilione di volte di avere delle invenzioni in testa e non avere soldi per brevettarle e qualcuno dopo un po’ (dopo un bel po’) ci è arrivato e realizza le mie idee alla mia insaputa (e senza riconoscimento). Come quando ho inventato i fari delle auto che si accendono a seconda della luce esterna e poi la Mercedes li ha messi sulle sue macchine. Maledizione.

Touché.
Che sciocca…e dire che c’è pure dietro una bella campagna di viral marketing per degli auricolari per cellulare. No comment. Nel frattempo però avevo già fatto l’esperimento a casa, che è andato più o meno così: 

Jem Stansfield sostiene di aver creato il primo esemplare di motocicletta alimentata ad aria. Sulla moto ha montato dei cilindri d’aria di fibra di carbonio ad alta pressione (se ho tradotto bene), gli stessi usati come respiratori dai pompieri quando devono entrare negli edifici in fiamme. Velocità massima: 18 miglia all’ora (circa 30 Km/h).

L’invenzione è stata raccontata durante il programma “Planet Mechanics” sul National Geographic Channel, qui un breve riassunto dell’episodio.