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Se adesso si mette ad esternare anche lei siamo fottuti.
LA MOGLIE DEL PREMIER: «IL PD? ORA TUTTO MI SEMBRA PERDUTO»
«L’Italia impari da Obama a essere unita»
Veronica Lario: «Oggi da noi manca un’opposizione forte. Mio marito al governo per altri 10 anni»
Oggi volevo raccontare questa cosa.
Sono andata a leggere la biografia di Mariastella Gelmini su Wikipedia, perché francamente questo Ministro venuto dal nulla di soli pochi anni più grande di me – in un Paese in cui cose di questo genere generano ahimé scalpore e stupore – mi insospettiva.
A parte sapere che è figlia di un sindaco democristiano di un paese in provincia di Brescia (ma in sè non significa nulla), che ha passato l’esame di avvocato a Reggio Calabria (partita da Brescia, come molti che vogliono passare l’esame in tempi più rapidi che al Nord – ma la Lega di questo non dice nulla? -), ho letto una riga inquitante riguardo una sua destituzione dall’incarico di Presidente del Consiglio Comunale di Desenzano, avvenuta nel marzo del 2000. Per quale motivo? Inoperosità. Ecco. Non era quasi mai presente, ed evidentemente non lavorava bene. Fu così che otto consiglieri dell’opposizione e 7 della maggioranza la sfiduciarono per inoperosità. Rieletta nel 2002 all’opposizione si presentò in consiglio comunale 3 o 4 volte nell’intera legislatura.
Tutte questi dettagli non li ho letti su Wikipedia, dove c’è soltanto un’annotazione sull’evento ed un link al Comune di Desenzano che però non porta al testo dell’atto. Ho dovuto cercare altre fonti.
Sono riuscita così, dopo lunghe ricerche, a recuperare la notifica dell’atto di destituzione e un post scritto da un ragazzo di 20 anni di Desenzano del Garda che racconta nel dettaglio come sono andate le cose. Egli racconta pure di come, pur avendo aggiornato ripetutamente la pagina di Wikipedia, questa venisse costantemente e misteriosamente “redatta” da mani invisibili di modo da far scomparire questa notizia.
Bella, giovane e brava la nostra Ministra dell’Istruzione, nnevvero?
Rubare (pornografia). Succede che sul sito di Storace appaiano delle immagini scottanti di un rapporto omosex con Berlusconi. Tutta colpa del furto di Storace. Qui potete leggere la storia dell’infame vicenda (in inglese).
La cruda verità. Marconi inventò la radio a Pontecchio, ma andò a fondare la sua impresa a Londra. Meucci inventò il telefono negli Usa. Armani, Versace? Guardiamo ai ruolini d’assunzione, piuttosto: l’anno scorso le imprese italiane hanno offerto solo il 9 per cento dei nuovi posti a figure professionali altamente qualificate. Il mito del genio solitario ci sta facendo del male. Ci rende pigri, inattivi, in attesa che l’intelligentone ci piova addosso dal cielo. Ai paesi in ascesa impetuosa non importa nulla della “caccia al talento” individuale e straordinario, da pescare già fatto “come una perla nel guscio dell’ostrica”: producono invece ottimi, anonimi, compatti, efficienti staff. Negli Usa vanno forte ingegneri biomedici, elettronici e ambientali: da noi, en attendant un Galileo o un Brunelleschi, la categoria professionale in maggiore espansione è quella dei commessi e degli impiegati. E un milione di laureati s’accontenta di lavori che avrebbe potuto fare senza laurea.
Michele Smargiassi su La Repubblica, a proposito del libro di Irene Tinagli, Talento da svendere, Einaudi.
Latte versato. Alemanno è il nuovo sindaco di Roma. D’altronde, se candidi Rutelli.
Sabor Argentino. Tralasciando il fatto che se abbiamo bisogno di queste cose vuol dire che siamo alla frutta, economicamente, volevo segnalare che esiste un numero a cui inviare un SMS per sapere i prezzi di vari prodotti alimentari (qui il sito). L’iniziativa ha avuto successo, ed era un’idea del Ministero delle Politiche Agricole. Quello del vecchio Governo, quando c’erano gli altri, per intenderci. Quello che non facevano niente e sono tutti uguali. Il numero è 47947
l’Unità 16.4.08
Consigli utili
Come sopravvivere allla coppia B&B
di Roberto Cotroneo
In qualche modo bisognerà farcela. Da qualche parte una possibilità c’è. Per tutti quelli che martedì 15 aprile, come in un romanzo di Kafka, si sono svegliati, e si sono accorti, in un momento, che da ieri, l’Italia sarà di nuovo berlusconiana c’è bisogno di una terapia di sostegno, di un appoggio, di una ragione. Molti vagano increduli, altri sfogliano nervosamente vecchi giornali per ricordarsi com’era solo due anni fa, altri ancora credono che con questa maggioranza “stabile” nessuno ce la farà, perché gli anni potrebbero essere cinque, non uno di meno, e si dovrebbe camminare nella valle del regno di Berlusconi fino al 2013.
Fino al 2013 con Bossi e Cicchitto, con Fini e Maroni, con la Carfagna e Bondi, con Borghezio e Calderoli. Fino al 2013 con Gasparri, con Alemanno, con Lombardo. Fino al 2013 tutti là appassionatamente, o magari anche no, magari anche a litigare ogni tre minuti, ma certi che questa volta il potere se lo tengono stretto e si governa fino alla fine. E se qualcosa va fatto, allora non bastano palliativi facili. E ci sono una serie di strategie che si possono adottare da subito.
A Milano fino a lunedì c’è il Salone del Mobile. L’anno scorso era stato divertente. Qust’anno, non so perché, ma non ho voglia di andarci.
A Milano nei prossimi giorni ci saranno un sacco di concerti e feste. Non so perché, ma non ho voglia di andarci.
A Milano c’è molta gente che sembra tranquilla e soddisfatta. Forse so perché.
A Milano, riposavano le (mentite) spoglie di Evita Peron. Chissà perché a Milano.
A Milano, la casa costa un occhio della testa.
A Milano, i milanesi ammazzano il sabato.
A Milano, ci sono dei bellissimi manifesti.
Inizio a pensare che lunedì al seggio mi avessero somministrato a mia insaputa del gas esilarante. L’effetto è perdurato fino a metà giornata di ieri. Poi ieri sera d’un colpo è svanito e mi sono ritrovata incazzata nera e completamente senza speranza.
E’ talmente tanto assurdo, che non riesco a fare altro che citare il blog di stark (Spinoza), riportato anche da Repubblica. E calcolate che non conosciamo ancora la lista dei ministri.
LUI «Potrebbe andare peggio. Potrebbe piovere»
LEI (guarda dalla finestra) «Ma sta piovendo»
LUI «Be’, potrebbe piovere merda»
LEI (allunga il braccio fuori, lo ritrae, annusa) «È merda»
Afoni. Mi incurisisce pensare a tutti coloro che si sono astenuti (o hanno rifiutato la scheda) per dimostrare la loro irriducibile diversità e individualità a fronte di una (supposta) omologazione politica ritenuta eccessiva, il famoso “Veltrusconismo”. Che cosa penseranno adesso? Saranno soddisfatti? Dopo 24 ore in cui il dato dell’astensione è stato tenuto sott’occhio, ecco sparire qualsiasi discorso in merito. Il PDL ha vinto, con larghi margini d’azione, e governerà. Chi si è astenuto ha preferito non mescolarsi. Eppure la sua azione rimarrà senza voce, muta, senza definizioni. L’azione rivoluzionaria (come da più parti definita) o il semplica “atto dimostrativo” si rivelano come un numero sui tabelloni che poi tutti dimenticano, in brevissimo tempo. Berlusconi e la Lega e AN hanno vinto, e governeranno di nuovo, per la terza (TERZA) volta. E adesso vedremo se è vero, come dicevano gli astensionisti incazzati, che Berlusconi o Veltroni, in fondo è la stessa cosa.
Etere(o). Prepariamoci ad un Presidente del Consiglio invisibile. Berlusconi è vecchio, e sa che non è una buona cosa, e se ne vergogna. Incredibile infatti che abbia commentato la vittoria solo via telefono (vedi Video a Porta a Porta), mentre sullo sfondo scorrono immagini di lui imbalsamato in questa immagine gommosa senza tempo, un cyborg senza definizione temporale. E in televisione, invece, manda tutti i suoi piccoli replicanti.
Da leggere. L’analisi di Edmondo Berselli su Repubblica di oggi: “L’antagonismo ex parlamentare“.
Speranze. “Mentre si muoveva con la strada sporca davanti e quella pulita dietro, gli venivano spesso in testa grandi pensieri. Pensieri senza parole, pensieri difficili da comunicare, come un determinato profumo del quale si ha un vago ricordo o come un colore visto in sogno. – Vedi, Momo – le diceva, per esempio – è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa. – Guardò un pò in silenzio davanti a sè e poi proseguì:- E allora si comincia a fare in fretta. E sempre più in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato, e non ce la fai più e la strada sta sempre là, davanti. Non è così che si deve fare.- Pensò ancora un poco poi seguitò: – Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera. Capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre e soltanto al gesto che viene dopo.-” (Da “Momo” di Micheal Ende).
“Sul volto dell’innominato si vedevano, per dir così, passare i pensieri, come, in un’ora burrascosa, le nuvole trascorrono dinanzi alla faccia del sole, alternando ogni momento una luce arrabbiata e un freddo buio. L’animo, ancor tutto inebriato dalle soavi parole di Federigo, e come rifatto e ringiovanito nella nuova vita, s’elevava a quell’idee di misericordia, di perdono e d’amore; poi ricadeva sotto il peso del terribile passato. Correva con ansietà a cercare quali fossero le iniquità riparabili, cosa si potesse troncare a mezzo, quali i rimedi più espedienti e più sicuri, come scioglier tanti nodi, che fare di tanti complici: era uno sbalordimento a pensarci. A quella stessa spedizione, ch’era la più facile e così vicina al termine, andava con un’impazienza mista d’angoscia, pensando che intanto quella creatura pativa, Dio sa quanto, e che lui, il quale pure si struggeva di liberarla, era lui che la teneva intanto a patire. Dove c’eran due strade, il lettighiero si voltava, per saper quale dovesse prendere: l’innominato gliel’indicava con la mano, e insieme accennava di far presto”.
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi, cap. 23


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