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L’altroieri, lunedì 4 agosto, è stato demolito il centro sociale “Kasotto”, una struttura costruita al bordo della Darsena, sui Navigli. Soddisfazione da parte dell’assessore ai Lavori Pubblici del Comune:

Con l’operazione di oggi -ha detto- possiamo liberare i cittadini dall’illegalita’, dal degrado e dall’abusivismo che regnava indisturbato all’interno di questo prefabbricato. Ci sono purtroppo ancora molti spazi e luoghi resi invivibili da situazioni analoghe. Il compito dell’amministrazione comunale e’ cercare di restituirli ai milanesi nel minor tempo possibile“.

Pardon? Non credo di aver capito bene. Il centro sociale in questione era una specie di baracca a ridosso del muro di cinta della Darsena, stava in basso, proprio vicino all’acqua putrida che si è raccolta in un invaso, in ristrutturazione da anni, oramai un cantiere all’aria paerta, abitato solo da ratti e rifiuti. Dicono che il centro sociale era degrado. Degrado è la Darsena abbandonata a se stessa. Degrado è quell’immenso cartellone pubblciitario (chissà quanti soldi frutta, vero, tenerlo lì il più a lungo possibile…) di fronte ad un’area che potrebbe essere bellissima ma viene lasciata a se’ stessa. In quanto al rumore, chiunque sia mai andato sui Navigli sa benissimo quali sono i locali (privati, e “fighetti”) che “fanno rumore”, e scommetto che solo pochissimi si siano accorti di questo “Kasotto”, un centro sociale praticamente invisibile. Inoltre, nell’idea del Comune, bisogna “cercare di restituirli (questi spazi, ndr) ai milanesi nel minor tempo possibile“: la Darsena non è agibile, ad oggi, e i progetti del Comune prevedono…un parcheggio. Che figata.

Da quanto si legge tra le righe, nelle idee del Comune c’è quella di sgomberare tutti i centri sociali (“ci sono purtroppo ancora molti spazi e luoghi resi invivibili da situazioni analoghe” dice l’Assessore). Quindi a chi toccherà la prossima volta? Alla Stecca degli Artigiani un anno fa hanno sgomberato tutto con gran strombazzare e pubblicità, e  adesso è tutto chiuso ed abbandonato. Svuotano i posti creati dal basso per poi rivendere terreni e caseggiati ad alto prezzo, per la solita “Milano bene”, quella che paga e che quindi può fare casino e degrado, ucciedendo quel poco di spotaneità che ancora sopravvive in una città ingessata che della spontaneità ha paura.

Sul Corriere della Sera Armando Stella fa un parallelo tra la chiusura del kasotto e l’apertura, in settembre, di “Cuore Nero”, un centro sociale di Forza Nuova in zona Torchiera (Cimitero Maggiore). La questione politica rimane a fare da sfondo (inquietante) alle decisioni e alle azioni del Comune di Milano. A me qui interessa soprattutto il modo in cui queste cose vengono raccontate e spiegate ai cittadini, al di là delle attribuzioni politiche.

Se alla Darsena fra un mese riusciranno a costruire il famoso parcheggio, sarò almeno contenta – e penserò che questa demolizione almeno ad una cosa è servita. Temo però che questo non avverrà in tempi brevi, e la gente di Milano penserà che i suoi problemi derivino da quei quattro ragazzi che si riunivano in una baracca invisibile.

Foto | Affari Italiani

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