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(e siccome noi arriviamo sempre con 30 anni di ritardo, magari le faremo anche queste benedette centrali, per poi renderci conto che non aveva alcun senso e che sarà stata una spesa - immensa e inutile - e verranno fuori sicuramente casini. Siamo nel 2008, ma noi ragioniamo come se fossimo un paese nel pieno del boom economico degli anni ‘80…)
Milano, metro linea 1. Leggo il mio libro. SOno tranquilla, né troppo caldo, né troppo freddo. Poi improvvisamente da pochi metri di distanza sento un trillo fastidioso, suoneria vecchio stile tipo telefono della nonna (con volume a prova della sordità della nonna), mi volto ed ecco un classico businessman che osserva catatonico il suo cellulare cercando di capire chi è che sta chiamando, poi risponde e - ovviamente ad alta voce visto il rumore di sottofondo - inizia a parlare degli affari suoi. Io ora vorrei davvero sapere dall’ATM quanti soldi ha ricevuto dalle compagnie telefoniche per implementare questo “fantastico servizio”. Sì perché a Milano da qualche messe i cellulari prendono anche nella metro. Non in tutte le tratte e non in tutte le formate, ma l’obiettivo è quello di coprire tutti i percorsi nei prossimi mesi. Si legge dal sito dell’ATM:
“Secondo i passaggi registrati ai tornelli, sono circa 250 mila le
persone che ogni giorni transitano in queste 5 stazioni e che ora
potranno essere collegate in fonia, sms, mms e dati alla velocità
dello standard UMTS.”
D’ora in poi, in buona sostanza, anche il metro diventerà una caciara di suonerie e “Ciaooo! Come stai?” o “Prontoooo” o “Sentiamoci domani che così facciamo il punto su quel progetto” e l’atmosfera sognante che si poteva gustare in metropolitana (l’unico fattore positivo, peraltro) verrà infranta da questa irruzione della realtà e della reperibilità a tutti i costi.
Ora io dico, avessimo tragitti che durano 2 ore, lo capirei. Ma che cosa cambia se per 10 minuti il tuo cellulare non è raggiungibile? E poi, ci tolgono l’unica scusa inattaccabile quando non si voleva rispondere: “scusa, ero in metro, non prendeva il cellulare…”.
E’ bello sapere che nel giorno in cui l’Italia (a Tokyo) ribadisce la sua volontà di fare tanto, tantissimo nucleare (la vera green idea del futuro, eh…) in Francia una centrale fa uscire acqua contaminata nel fiume (in provincia di Avignone) e le autorità consigliano alla popolazione di non bere, di non usare l’acqua, di non fare il bagno.
Ma da noi, che coi controlli e i rifiuti ci sappiamo proprio fare, sarebbe tutto diverso. Bien sur.

L’altra mattina ascoltavo Lifegate, e sono stata catturata da una “pillola” ambientalista sulla moria di api che sta avvenendo in America, Africa ed Europa (e in Italia). “The voice of Lifegate” ha intervistato quelli di Apitalia, quelli di Federchimica e anche un professore di Apidologia dell’Università di Milano. Durante il servizio in sottofondo una di quelle musiche apolattiche che ti fan venire voglia di morire subito senza aspettare l’epilogo peggiore. Ma non è questo il punto. Il punto è che ad un certo punto “la voce” ha detto:
Einstein un giorno disse: “Se spariscono le api, all’umanità restano quattro anni di vita”. Niente più api, niente più impollinazione, niente più piante, niente più animali, niente più uomini.
Io sono un “spot on the ass”*, lo so, e proprio per questo sono andata alla matta ricerca e disperatissima di questa catastrofica profezia einsteiniana. Non perché io dubiti che le api stiano morendo. Ma se senti una frase così, detta da Einstein, fa un effetto centuplicato. Perché Einstein ha questa aura mistica di scienziato-santone, e se lui l’ha detto allora siamo davvero nella merda. Un po’, insomma, come le rane che piovevano dal cielo nella scena finale di Magnolia*, la profezia della moria di api mi scatena terrore e incomprensione.
Il problema è che Einstein non l’ha mai detto, o perlomeno nessuno è in grado di fornire una citazione contestualizzata. Sembra che la “voce” abbia iniziato a circolare nel 1994, “disseminata” dagli apicoltori preoccupati per le difficoltà e l’effettivo indebolimento delle specie. Ma io mi chiedo però: prima di citare Einstein in radio e sul sito, Lifegate una controllatina non la poteva dare?
Update: Ho contattato nientemeno che gli “Albert Einstein Archives” a Gerusalemme, Israele, i quali hanno immediatamente confermato che la citazione in questione non è verificata. Ecco cosa mi scrivono : “the authenticity of this statement cannot be verified. There is every indication that Einstein never made such a statement. The archivists at the Albert Einstein Archives in Jerusalem can neither find any comparable remarks on ecological subjects in his writings, nor does such a precise prognostication of four years regarding human survival correspond to Einstein’s approach.“
Riferimenti: “Einstein on Bees“, Urban Legends Reference Pages
* = brufolo sul culo
* Anche se in Magnolia avevano un significato catartico. Il riferimento è biblico (”At 11,1-18″). Racconta Pietro: “Io mi trovavo nella città di Giaffa e vidi in estasi una visione: un oggetto, simile a una grande tovaglia, scendeva come calato dal cielo per i quattro capi e giunse fino a me. Fissandolo con attenzione, vidi in esso quadrupedi, fiere e rettili della terra e uccelli del cielo. E sentii una voce che mi diceva: Pietro, alzati, uccidi e mangia! Risposi: Non sia mai, Signore, poiché nulla di profano e di immondo è entrato mai nella mia bocca. Ribatté nuovamente la voce dal cielo: Ciò che Dio ha purificato, tu non considerarlo profano. Questo avvenne per tre volte e poi tutto fu risollevato di nuovo nel cielo”.
Volevo postare un video agghiacciante sulla storia del Santa Rita, con testimonianze di una vecchia paziente e di quelle facce di tolla di Formigoni & Company che assicurano che l’effetto del “sistema lombardo” è la massima soddisfazione del cliente (cliente, intesi, non paziente). Volevo fare ciò, dicevo, ma è impossibile. E’ impossibile importare i video del Corriere. Questo, direte voi, è giusto, è la loro “Proprietà intellettuale”. Si da il caso però che il Corriere della Sera rubi costantemente video da Youtube e notizie da siti gossipari inglesi. Spesso quando prendono i video da Youtube, non citano nemmeno la fonte e scrivono solo “Video da Youtube”. come se Youtube fosse una persona, o un editore, o che ne so. Io li odio, e voglio espugnare il fortino.
Il video, comunque, è qua.
Giusto per saper cosa rispondere al prossimo che canta le lodi della sanità privata e i demeriti di quella pubblica.
Più che una clinica (privata, ndr), la struttura situata nel centro di Milano, negli ultimi due anni sembra essere stato un vero e proprio laboratorio di mostruosità. Il comune obiettivo di tutti i reparti era quello di operare il più possibile, anche dove non c’era necessità, pur di raccattare soldi dal Servizio sanitario nazionale. Il nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha preso in esame due anni di cartelle cliniche, 4mila a campione, su un totale di 55mila. Avrebbero fruttato un profitto illecito di oltre 2,5 milioni di euro.
Milano, clinica dell’orrore. Oggi i primi interrogatori, La Repubblica
Il modo in cui vengono riportate le questioni scientifiche in Italia la dice lunga sul nostro di (non) procedere nella catena dell’evoluzione umana verso sorti migliori e progressive. Oggi mi sono imbattuta in questo splendido esemplare di articolo scientifico su Repubblica, a firma di Elena Dusi, dal titolo: “”Resuscita” la tigre della Tasmania. Ma adesso è nel corpo di un topo”.
Già dall’attacco capisci che si tratterà di un articolo serio quanto i servizi del TG2 sulla moda mare estate con annessa musichetta del cazzo in sottofondo: “All’idea che fosse estinta nessuno si era rassegnato. Ma nemmeno si poteva immaginare che la Tigre della Tasmania sarebbe tornata a vivere nel corpo di un topo“. Più avanti la giornalista si sbizzarisce: “Anche se è presto per sentire il suo ruggito…” (ruggito? quale ruggito? trattasi di marsupiale - tipo canguro - e non di un felino. Il nome “tigre” è stato dato per colpa del mantello, e basta. Inoltre è difficile supporre che verso faccia un animale estinto…) e prosegue “Per resuscitarlo hanno preso in prestito il corpo di alcuni topi di laboratorio e con un intervento di ingegneria genetica i ricercatori delle università del Texas e di Melbourne hanno creato una chimera. Baffi di topo e scheletro di tigre.“. Baffi di topo e scheletro di tigre? Ma che diavolo…? Oltre a sembrare fantasscienze è pure inesatto, visto che lei stessa, due righe sotto afferma: “è il primo caso di una specie estinta che torna a vivere, sia pure in piccola parte e senza modificare la morfologia del roditore-chimera“. Quindi nessuno scheletro di tigre. Semmai, come spiegato altrove, una proteina della tigre della tasmania (la proteina col2a1) sembra conservare la medesima funzionalità nel topo transgenico. Ancora più avanti si legge: “Il 9 settembre 1936 in una gabbia del museo di Hobart moriva Benjamin l’ultimo esemplare (una femmina)“. Due inesattezze in una riga: la data non è il 9 ma il 7 di settembre e la determinazione dle sesso dell’animale è del tutto incerta (per entrambe le affermazioni si può leggere questo approfondimento). E poi si arriva al grand finale, in cui la giornalista dispiega tutte le sue capacità narrative:
Ma l’ultima tigre libera era stata abbattuta da un colpo di fucile già nel 1930. Lì per lì non la rimpiansero in molti e i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore. Gli allarmi lanciati ogni anno sono una decina nonostante l’estinzione dichiarata nel 1986. E tre anni fa la rivista australiana Bulletin promise un milione di dollari a chi fosse riuscito a fotografare un esemplare vivo. Senza pensare che sarebbe stato più facile clonarne uno morto.
Ecco a voi un compendio di inesattezze e notiziuole romanzate ad uso e consumo di una platea di stolti. Non è vero che “non la rimpiansero in molti” visto che già dal 1901 c’era un movimento per la protezione delle specie - soprattutto perché non si iniziavano più a trovare esemplari da spedire in Occidente per le collezioni private - che per difficoltà politiche solo nel 1936 divento ufficiale, con l’introduzione della protezione delle specie da parte del Governo della Tasmania, il 10 luglio 1936, 59 giorni prima che l’ultimo esemplare certificato di Thylacine (questo il nome ufficiale) morisse in cattività. Non è vero che “i cacciatori assillati dal suo fantasma continuano a segnalare tigri attorno ai recinti delle pecore” : gli “avvistamenti” sono di zoologi, turisti, e altri che sperano di trovare ancora un esemplare vivente. Inoltre, anche la storia sulle tigri della tasmania “assalitrici” di bestiame non è accreditata: su wikipedia si legge che “Throughout the 20th century, the Thylacine was often characterised as primarily a blood drinker, but little reference is now made to this trait; its popularity seems to have originated from a single second-hand account. European settlers believed the Thylacine to have preyed upon farmers’ sheep and poultry.”.
La BBC offre, ovviamente - che te lo dico a fà? - un resoconto più serio della cosa, evidenziando anche i rilevanti dettagli scientifici della notizia, che da noi invece vengono come al solito offuscati dagli aspetti più “goliardici” e “divertenti”, un po’ alla “ma guarda te come sono buffi questi animali e questi pazzi scienziati”. Più che un articolo di Repubblica, sembra una rubrica su Topolino. Arridatece Piero Angela.
L’immagine del Thylacinus cynocephalus è tratta da Wikipedia.
Ecco arrivare nuovamente l’”emergenza stupri”. Ancora una volta, dei tragici e drammatici fatti di cronaca vengono usati, strumentalizzati ad uso e consumo di campagne politiche nazionali e locali per invocare “mano forte” contro gli immigrati. [...] L’attenzione viene spostata tutta sul tema della sicurezza quindi, di conseguenza, l’immigrazione, i romeni, i clandestini, mettendo malamente e volontariamente tutto nello stesso calderone. Cercando di fare più confusione possibile, come in una gara a chi inebetisce di più il pubblico davanti allo schermo o ad un giornale. Tratto da “Sulla pelle delle donne“, di Milena Zappon
Si fa tanto parlare di sicurezza, in questi giorni. Prima delle elezioni, perché c’erano le elezioni. Dopo le elezioni, perché ci sono i ballottaggi. Dopo i ballottaggi, perché non si avranno altre idee e quando la gente è stanca e impoverita ha sempre paura, e la sicurezza è un “evergreen”.
Se devo dare un occhio alla mia esperienza personale, devo dire che questa “emergenza sicurezza” io non l’ho vista. Non è cambiato molto da - diciamo - 10 anni a questa parte. Devi sempre fare attenzione in certe zone, la sera è meglio andare in giro in compagnia, etc. Niente di nuovo sotto il sole. Però ci sono dei paradossi. Negli ultimi giorni, per due volte, mi sono trovata in situazioni imbarazzanti. Read the rest of this entry »
Non so quanti abbiano mai nella loro vita cercato lavoro. Intendo cercare lavoro sporcandosi le mani nei famosi siti di offerta di lavoro, cercando di districarsi tra le liane degli annunci per venditori, sales manager, export sales executive, venditori, e ancora venditori, alla caccia dell’unico - se esiste - unico vero posto di lavoro rimasto. Sembra che in Italia ci sia solo bisogno di venditori. Read the rest of this entry »
l’Unità 16.4.08
Consigli utili
Come sopravvivere allla coppia B&B
di Roberto Cotroneo
In qualche modo bisognerà farcela. Da qualche parte una possibilità c’è. Per tutti quelli che martedì 15 aprile, come in un romanzo di Kafka, si sono svegliati, e si sono accorti, in un momento, che da ieri, l’Italia sarà di nuovo berlusconiana c’è bisogno di una terapia di sostegno, di un appoggio, di una ragione. Molti vagano increduli, altri sfogliano nervosamente vecchi giornali per ricordarsi com’era solo due anni fa, altri ancora credono che con questa maggioranza “stabile” nessuno ce la farà, perché gli anni potrebbero essere cinque, non uno di meno, e si dovrebbe camminare nella valle del regno di Berlusconi fino al 2013.
Fino al 2013 con Bossi e Cicchitto, con Fini e Maroni, con la Carfagna e Bondi, con Borghezio e Calderoli. Fino al 2013 con Gasparri, con Alemanno, con Lombardo. Fino al 2013 tutti là appassionatamente, o magari anche no, magari anche a litigare ogni tre minuti, ma certi che questa volta il potere se lo tengono stretto e si governa fino alla fine. E se qualcosa va fatto, allora non bastano palliativi facili. E ci sono una serie di strategie che si possono adottare da subito.
A Milano fino a lunedì c’è il Salone del Mobile. L’anno scorso era stato divertente. Qust’anno, non so perché, ma non ho voglia di andarci.
A Milano nei prossimi giorni ci saranno un sacco di concerti e feste. Non so perché, ma non ho voglia di andarci.
A Milano c’è molta gente che sembra tranquilla e soddisfatta. Forse so perché.
A Milano, riposavano le (mentite) spoglie di Evita Peron. Chissà perché a Milano.
A Milano, la casa costa un occhio della testa.
A Milano, i milanesi ammazzano il sabato.
A Milano, ci sono dei bellissimi manifesti.
Adessso fanno fuoco e fiamme, e il più antidemocratico e sovversivo degli esponenti politici viventi, Umberto Bossi, annuncia che “Se necessario, per fermare i romani che hanno stampato queste schede elettorali che sono una vera porcata, e non permettono di votare in semplicità e chiarezza, potremmo anche imbracciare i fucili” (la Repubblica online, oggi) mentre Berlusconi chiede la ristampa delle schede, perché - a detta sua - “Sono loro [i democratici, ndr] che hanno telefonato preoccupati ai nostri rappresentanti, allora abbiamo preso anche noi visione delle schede“.
Ora, a parte il fatto che non capisco perché al PDL venga in mente “di prendere visione delle schede” soltanto oggi (come pensavano che avremmo votato, disegnando circolini nell’aria???), il fatto eclatante è che Amato - il quale dice: “E’ bene che si sappia che le schede corrispondono alla legge vigente, nessuno ha usato fantasia nel predisporle” (RaiNews24, ieri) ha ragione e il PDL mente spudoratamente. Vediamo perché.
Ho appena scoperto il mondo di Yahoo Answer - versione cialtrona del più serio Answers - ed è forse peggio di Facebook.
Che qualcuno venga a salvarmi dalla perdizione totale.
Ma se io non mi sento proprio rassicurata, sono la solita disfattista?
Io adoro i trailer. Adoro anche le animazioni all’inizio dei film al cinema, tipo quelle della Dolby Sorround, con suoni iperbolici e effetti 3D. C’era un tempo che mi chiedevo: ma che figata fare di lavoro le animazioni prima dei film! Stupendo. Ma è un altro discorso. Read the rest of this entry »
Mi sono addentrata in un buco nero spazio temporale, un tunnel durato due giorni da cui sono riemersa, viva, per raccontarvelo. Tutto nasce da un commento al blog di giaq, in cui si insinua che la nota soubrette Gabriella Carlucci si stia iniziando ad occupare di Fisica. Ma sto già correndo troppo. La storia è complicata, e richiede chiarezza.
Personaggi:
Gabriella, la showgirl
Antonio, lo scienziato 1
Enzo, lo scienziato 2
Luciano, lo scienziato 3
Sheldon, il premio Nobel
Galileo, lo scienziato 5
Joseph, il Papa
Dio, Dio.
Promo del documentario di Esmeralda Calabria, Andrea D’Ambrosio e Peppe Ruggiero. La scheda del film qui.
Ci siamo chiesti come sia possibile che nel 2007, in Italia, si possa vivere così…
Il problema dei rifiuti investe meccanismi ampi e complessi che riguardano la politica, l’economia, la criminalità, la salute pubblica e che interessano non solo la Campania, ma l’intero Paese .
Noi in qualche modo abbiamo cercato di raccontarlo, partendo da Acerra, Qualiano, Giugliano, Villaricca, comuni a 25 km da Napoli…
Chi sa tace, chi non sa parla
Caro direttore,
Anche io sono un nuovo padre, con una figlia di un anno. Di fronte ad una dichiarazione come quella dei coniugi di varese, non posso che ribellarmi. Non tanto per l’aborto, ma quanto per le motivazioni. Difficoltà economiche? Allora, iniziamo. Vestitini: acquistati pochissimo, la maggior parte sono usati e vengono da parenti e amici. Salute: fortunatamente buona, quel poco che abbiamo preso è stato di provenienza omeopatica, più sano ed economico. Latte: mia moglie ha stretto i denti (all’inizio) ed ha all’attato fino a quasi un anno, poi era lei (la moglie) a non voler più smettere. Pappe: mai comprata una, abbiamo usato solo verdure di stagione, niente carne, un po’ di pesce, e una valangata di cereali. Pannolini: direttamente in fabbrica. Visite: pediatra non privata, bravissima ed in gamba. Culla e affini: come per i vestiti, tutto di recupero. Che vi posso dire? Scrivetemi, chiedete, diventiamo amici, se posso fare qualcosa per aiutarvi, sarò ben felice di farlo. Quanto può essere disperata una coppia che decide questo? Non lo so.
Paolo Meraviglia
paolo.meraviglia( at )fastwebnet.itNeanche io lo so e per questo devo rispettarli.
Always from here .
Continua l’allegra serie delle interviste inutili a figli di…, mariti di…, mogli di…, amanti di…. Se la politica italiana sembra il Bagaglino, diciamo un bel grazie sentito anche ai giornalisti italiani che imbastiscono queste specie di notizie (e siamo sempre sul Corriere della Sera, ahimé).
Lei si chiama Antonia, Antonia De Mita. E’ figlia del ben più noto Ciriaco. Nella sua intervista risaltano alcune considerazioni:
Lei ce l’ha con Veltroni?
Personalmente no, anche se sono un’impetuosa perché ho un amore viscerale nei confronti di mio padre e faccio fatica a rimanere lucida.
Sull’esclusione del padre e sull’accesso alla politica:
Come il genere, l’età non è un valore ontologico. o In Italia pare che ormai si diventi politici solo se si è donna giovane.
E poi, sul finire dell’intervista, i fuochi d’artificio.
Sembra di capire che lei non fosse contenta della scelta iniziale di aderire al Pd. Lo avrebbe votato?
Sono stata contrarissima, nel Pd non ci ho mai creduto da cittadina. Anche se non fossi una De Mita avrei difficoltà a pensare oggi per chi votare. Devo dire che ultimamente ho rivalutato Berlusconi. Ma in tutta onestà stavo pensando di votare la lista di Ferrara.
Mentre nel mondo tira un vento freddo e gelido e infuriano bufere , noi - da bel Paese quale siamo - ci dibattiamo per capire quale tra le pop tettine verrà candidata con il PDL: Aida o Angela? Ma io non capisco, la cosciona rossa ce l’hanno già. Ingordi.
Veltroni: “Se vinco, subito 12 disegni di legge sul programma” Se il Pd vincerà le elezioni, Walter Veltroni porterà al primo Consiglio dei ministri del nuovo governo 12 disegni di legge che traducono il suo programma, testi che saranno presentati il 13 marzo. (da repubblica.it)
Sconvolgente scoperta. I soldi non puzzano di natura.
Succede che in Francia - il cui presidente Nicolas Sarkozy è di destra - ci si impunti perché venga tolta la pubblicità dalla televisione di Stato. Ricordiamoci che Sarkozy è quello che ha vinto le elezioni perché ha copiato Berlusconi. Parola di Berlusconi stesso, ovviamente.
«Caro Pannella - dice il direttore de Il Foglio in una nota - questa mattina hai fatto una tremenda scenataccia in tv, a Raiuno, perchè non ho accettato di discutere con te di aborto. Duilio Giammaria e la sua collega Elisa Ansaldi erano sconcertati dalla tua violenza verbale. Io invece la capivo. Hai dato scandalo perchè pensavi che io rifiutassi di parlare con te della questione decisiva che ci divide aspramente. Ma non è così, e te lo spiego. Io non discuterò della vita umana, come se fosse un’opinione, con alcun candidato in tv. La tv è antiveritativa. Un bel mezzo per comunicare, rispettabile e fatto da persone rispettabili, tra cui io stesso fino a ieri. Ma sul ponte di Messina o sull’Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l’amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità». (dal Corriere)
Avrete visto la notizia nei primi titoli a caratteri cubitali. Poi ovviamente, visto che stiamo parlando di giornalisti italiani, la notizia è sparita e siamo rimasti con l’idea che “boh, forse c’era una bomba su una piattaforma inglese nel Mare del Nord, in fondo, chissenefrega“. Vabbè. Dalla mia fonte autorevole scopro che l’allarme bomba era falso. Sembra che Dana Rosu, 23 anni, impiegata come ristoratrice sulla piattaforma, abbia sognato della bomba e qualcuno l’abbia sentita mentre raccontava il sogno a qualcuno. E da questo indizio a prova di bomba, è partita l’evacuazione massiva della piattaforma durata 6 ore e costata 1 milione di sterline. Una volta capita la bufala, Dana è stata fermata e portata a terra. Ma, ora io mi dico, ’sta povera ragazza non poteva trovare una scusa meno complicata per dire che voleva tornare a terra dal moroso?
(PS non so perché ma dopo questa cosa delle piattaforme e vista la foto della ragazza - non posso fare a meno di pensare al film di Lars von Trier)

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