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Io consiglio la lettura del primo punto della Newsletter dei cattivacci di Wu Ming. Parlano di gaza, e trovo tutto molto condivisibile. (link: Cielo di piombo, Giap n.5 IX serie )

Più leggo e più ascolto, più mi faccio la convinzione che la questione là sia più o meno paragonabile al problema della pena di morte. Ovvero, la strategia che Israele ha (da sempre) adottato per risolvere il problema del difficile rapporto con Hamas, gli Hezbollah, e in generale contro la frangia armata dei palestinesi, è come quelli che sostengono la pena di morte. E quindi ci si potrebbe applicare la risposta di Beccaria, secondo cui “Il fine [della pena] non è altro che d’impedire al reo di far nuovi danni ai suoi concittadini e di rimuovere gli altri da farne degli eguali”. [...] . E ancora:
“Uno dei piú grandi freni dei delitti non è la crudeltà della pena ma l’infallibilità di essa, e per conseguenza la vigilanza dei magistrati, e quella severità di un giudice inesorabile che, per essere un’utile virtú, deve essere accompagnata da una dolce legislazione”.

La pena di morte definita da Beccaria “né utile, né necessaria” è proprio come la guerra di Israele: “né utile, né necessaria”.

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